martedì 7 giugno 2011

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Cendon di Silea, Made Associati, 2005

L’area progetto è costituita dal centro originario di Cendon, posto lungo le rive del fiume Sile e raggiungibile dalla via principale (strada provinciale sinistra Sile) tramite un “circuito” viario di penetrazione e in parte tangente al corso d’acqua.Si tratta di un luogo di notevole pregio ambientale che tuttavia si presentava sfrangiato, frammentato, soprattutto a causa di una scarsa attenzione per gli elementi minori del paesaggio (materiali, recinzioni, giardini privati).Il centro abitato si è sviluppato partendo dal fiume, sviluppandosi in un rapporto di dipendenza. L’asse fluviale rappresentava la via di comunicazione, di trasporto merci, fonte di energia per il funzionamento dei muliniE’ al fiume che l’abitato si rivolgeva con segnali e simboli ben riconoscibili (il campanile era il riferimento visivo per i “naviganti”). L’area si inserisce anche in un contesto rurale in cui sono altrettanto distinguibili alcuni segni del paesaggio “agricolo” (le alberature, le siepi, i fossati, i campi) parzialmente alterati e contaminati dal sistema della monocultura. Pertanto il nucleo urbano, pur essendosi mantenuta inalterata la composizione fondativa del luogo, presentava una struttura discontinua che si pone come interfaccia tra l’asse viario carrabile principale tangente la nuova Cendon, e il fiume Sile.

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domenica 5 giugno 2011

Mas de los Voltes, Fernando Carucho, 1995

Il paesaggio è stato disegnato, modellato e scolpito, introducendo file di cipressi alternati ad ulivi sullo sfondo dei campi di grano.
Il progetto consiste in una griglia che divide il terreno in riquadri, percorsa da sentieri erbosi e da camminamenti. E' un progetto che ingloba il cielo, riflesso nelle vasche, piuttosto che aprirsi verso il territorio circostante. Caruncho, filosofo, attinge dai Greci il senso di fusione tra uomo e natura e lo esprime attraverso forme geometriche, perchè dalla loro regolarità emerge qualcosa di umano al contempo di immutabilità.



















































"Fin dall'era neolitica l'uomo ha instancabilmente ripetuto gli stessi segni su ogni cosa, dalle ceramiche ai tessuti..."

venerdì 3 giugno 2011

Giardino botanico di Bordeaux, Masbach Paysagistes, 2002

Il giardino botanico di Bordeaux, disegnato da Catherine Mosbach, che fà da cerniera tra il quartiere La Bastide (disegnato da Dominique Perrault) e la città vecchia. In apparenza ogni cosa torna in questo progetto tutto di un pezzo: mondo vegetale e sapere scientifico, processi di crescita naturale e colture, diversità biologica e bel disegno; un universo controllato in modo quasi impeccabile. L’oggetto, dice l’autrice, è la pianta, declinata e mostrata, in tutte le sue forme possibili.



mercoledì 1 giugno 2011

VIAGGIARE

"Mettere, ritrovare o plasmare le proprie radici, strappare allo spazio il luogo che sarà vostro, costruire, piantare, appropriarsi, millimetro dopo millimetro, di una casa propria: appartenere interamente al proprio paese.


Oppure: avere solo i vestiti che si portano addosso, non conservare niente, vivere in albergo e cambiarlo spesso, e cambiare città, e cambiare paese; parlare e leggere indifferentemente quattro o cinque lingue; non sentirsi a casa propria in nessun luogo, ma bene quasi ovunque."


Georges Perec - Specie di Spazi


Fare una scelta.........


Viaggiare, viaggiare, viaggiare...vivere luoghi diversi, culture lontane dalla propria, immergersi totalmente in mondi nuovi per venire a diretto contatto con la vita.
Perchè l'architettura non è solo materia...
è tradizione del luogo, è conoscere le diverse abitudini, è apprezzare e capire la bellezza della diversità.

Ciò che ci spinge a essere architetti è proprio questa voglia di viaggiare ed esplorare.

Parco della Pedra Tosca, 2004


Il progetto per il Parco Pedra Tosca, che in catalano significa “rough rock”, pietra ruvida, è stato realizzato dagli architetti paesaggisti RCR Arquitectes, acronimo dalle iniziali dei fondatori: Rafael Aranda, Carmen Pigem e Ramon Vilalta.Il parco, costruito in acciaio e rocce, crea un percorso d’ingresso al Garrotxa Volcano Park a Las presses. Questo luogo è un posto singolare, formato da rocce di basalto, eruttato dal Vulcano Croscat, e trasformato dal rigoroso lavoro dell’uomo, che con la fatica è riuscito a conquistare un po’ di questo terreno arido per la coltivazione, livellandolo, togliendo le pietre dal suolo e creando terrapieni, tumuli e rifugi con le macerie.L’asperità tattile del luogo si coglie nell’immediato. Lo scopo del progetto è di esprimere l’unicità di questo paesaggio e di stimolare lo stupore nella sua scoperta. Una linea spezzata e sottile in acciaio ci guida attraverso lo spazio, il serpeggiare dei profili si contrappone alla massa di rocce. arrotondate creando nuove radure.La geometria delle forme e le piastre in acciaio corten sono in apparente contrasto con la naturalezza del parco. In realtà l’intento è il recupero del paesaggio naturale, realizzando un sito accessibile, in cui i confini tra paesaggio e architettura siano così ambigui che la materia prima offerta dal luogo e quella artificiale coesistano in perfetto equilibrio.